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Thich Nhat Hanh – Le vere novità non arrivano mai per email

by Zen in the City Commenti disabilitati su Thich Nhat Hanh – Le vere novità non arrivano mai per email

Il nostro bisogno di essere perennemente riempiti da questa o quella cosa è oggi la malattia collettiva degli esseri umani. E il mercato è sempre pronto a venderci ogni genere di prodotto per riempirci. I pubblicitari ci spingono di continuo a evitare la situazione presumibilmente patetica di vivere senza un determinato articolo. Ma molte delle cose che consumiamo, sotto forma sia di cibo commestibile sia di impressioni sensoriali, contengono tossine. Proprio come potremmo sentirci peggio dopo avere mangiato un intero sacchetto di patatine, spesso ci sentiamo peggio dopo avere trascorso diverse ore su siti di social media o giocando ai videogame. Dopo che consumiamo in quel modo, nel tentativo di escludere o mascherare sensazioni spiacevoli, in un certo senso finiamo semplicemente per provare un senso di solitudine, di rabbia e di disperazione ancora più forti.

[pullquote-left]Il modo più sicuro per dare a noi stessi qualcosa di davvero nuovo è ampliare lo spazio dentro di noi per la pratica della consapevolezza[/pullquote-left]Dobbiamo smettere di consumare cibo sensoriale come reazione al bisogno compulsivo di evitare noi stessi, ma non per questo dovremmo costringerci a smettere completamente di usare il cellulare o Internet. Nello stesso modo in cui abbiamo bisogno di cibo commestibile abbiamo bisogno anche di cibo sensoriale. Possiamo però essere molto più coscienti e intelligenti nello scegliere il genere di cibo sensoriale che assumeremo e soprattutto nel sapere perché stiamo scegliendo, in quel momento, di consumarlo.

Molte persone controllano la propria casella email diverse volte al giorno cercando qualcosa di nuovo, anche se la maggior parte delle volte in cui guardano non trovano niente. Il modo più sicuro per dare a noi stessi qualcosa di davvero nuovo – la sensazione di essere rinvigoriti, di essere felici, di essere a nostro agio – è ampliare lo spazio dentro di noi per la pratica della consapevolezza.

Da: Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio, Garzanti, 2015.

Per approfondire:

consumo consapevole

cibo sensoriale

email

internet

letture di Thich Nhat Hanh

[Ringraziamenti: a Nicola Bianchi, per la segnalazione di questo brano]

 

Libri di Thich Nhat Hanh consigliati:

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[/column] [La foto è di Travis Wise, Stati Uniti] read more
Zen in the CityThich Nhat Hanh – Le vere novità non arrivano mai per email

Figli adolescenti e smartphone, cosa fare?

by paolosub No comments

Molti genitori di ragazzi adolescenti sono preoccupati per l’uso ossessivo degli smartphone da parte dei propri figli. Vedono che i giovani sono perennemente con gli occhi sui propri dispositivi, e ovunque si trovino cercano una connessione wi-fi per poter continuare con le proprie attività sui social media. Quando stanno insieme tra loro, ciascuno è preso del proprio schermo e sembra non interagire con gli altri. I ragazzi passano molto tempo in casa, sono restii a parlare con gli adulti, o anche solo a scambiare due chiacchiere, non leggono, e sembra che siano interessati solo a ciò che passa attraverso i media elettronici.

Le nuove generazioni sono nate in epoca digitale e dunque il loro approccio alla realtà, alla conoscenza e alle relazioni e persino al proprio corpo è completamente diverso da chi, come me, è cresciuto nel XX secolo. Diversi studiosi hanno portato alla luce aspetti problematici nel rapporto tra giovani e nuovi media. Sherry Turkle, ad esempio, ha evidenziato come l’abitudine a interagire tramite sistemi di messaggistica comporti per gli adolescenti un sostanziale analfabetismo emotivo. Da piccoli, a forza di parlare con gli adulti, impariamo a interpretarne anche il linguaggio non verbale, quello che esprime la componente emotiva della nostra comunicazione, e così apprendiamo i fondamentali sul mondo delle emozioni. Questo non avviene se il dialogo è mediato da una macchina, specialmente se esso è asincrono.

Ma sappiamo tutti che emergono con forza anche altri problemi importanti, come l’incapacità a concentrarsi o quella di memorizzare. L’approccio sempre più superficiale alla conoscenza, l’ossessione per il proprio aspetto e la smania per la propria reputazione online. La scarsità di esercizio fisico, il contatto scarso o inesistente con gli elementi naturali, la mancanza di manualità.

Ciascuno ha i propri guai e preoccupazioni con i propri figli e tutti ci chiediamo come se la caveranno da adulti.

Perché non dobbiamo preoccuparci

Io credo che non sia il caso di preoccuparsi. In primo luogo perché ciascuna delle molte generazioni di umani che ha abitato la terra ha dovuto fare i conti con la realtà del proprio tempo, ogni volta in un modo diverso, molto spesso drammatico. Oggi la velocità del cambiamento è impressionante e ciò ci disorienta in modo particolare. Ma continua sempre lo stesso antico trend: ogni essere umano (e non solo umano) ha subito gli effetti – nel bene e nel male – delle generazioni precedenti, e ha a sua volta posto le basi per il benessere o il malessere dei propri discendenti. Così va il mondo.

Ma la domanda fondamentale che ci poniamo è se possiamo fare qualcosa come genitori per il futuro dei nostri figli, da questo punto di vista. La mia risposta è sì, possiamo fare molto. È per questo che non dobbiamo preoccuparci.

Ogni parola che scambiamo coi nostri figli - così come ogni nostro gesto e ogni attività che proponiamo loro - pianta un seme nella loro coscienza, che si svilupperà quando saranno adulti. Possono essere semi di gioia o di sofferenza, di piacere o di dolore, di benessere o di depressione. Questo l’abbiamo sperimentato tutti. Quei semi nel corso della vita vengono “innaffiati” da qualche evento o da qualche parola ascoltata – per usare la metafora suggerita dal maestro Thich Nhat Hanh – e germogliano, portando i propri frutti. Ma un seme di limone non può dare vita a una banana. I semi piantati seguono il proprio corso, e non si può tornare indietro.

Dobbiamo dunque scegliere consapevolmente quali semi piantare nelle coscienze dei nostri figli. Se piantiamo semi buoni, i frutti saranno probabilmente buoni, quando matureranno in un contesto che noi oggi non possiamo neanche immaginare. Questo è tutto. Non dobbiamo mai preoccuparci né avere paura. Solo scegliere di volta in volta qual è la cosa migliore da fare.

Genitori, cosa fare

Per venire ai consigli pratici, tutti sappiamo che gli effetti del comportamento dei genitori sono massimi nei primi giorni di vita, per poi diminuire lentamente nel corso del tempo. Parlare il più possibile ai piccoli anche quando non capiscono il linguaggio è vitale. Ragionandoci un po’, chiunque capisce che è molto diverso addormentare un cucciolo umano cantandogli una canzone piuttosto che mettergli accanto un iPad che suona la ninna nanna. Parlarsi, toccarsi, baciarsi: sono comportamenti che ci rendono profondamente umani e che nessuna macchina potrà mai surrogare. Questo chiede un piccolo homo sapiens ai propri genitori, che siano naturali o adottivi, eterosessuali o gay. È questo il segno immortale che i genitori lasceranno nel mondo.

Un altro ambito che i molti anni di riflessione su questi temi mi hanno portato a considerare cruciale è quello del rapporto con la natura. Oggi tutti passiamo molto meno tempo all’aperto rispetto al passato, per buona parte dell’anno in ambienti a clima controllato, perché non vgliamo più provare né il caldo né il freddo. In questi luoghi chiusi è ormai del tutto abbandonato il rapporto naturale tra il giorno e la notte. Nell’arco di tutte le 24 ore abbiamo qualcosa da fare, grazie soprattutto ai dispositivi digitali. E in questa “zona di comfort” ci adagiamo, dimentichi di tanti aspetti del mondo naturale.

Le nuove generazioni conoscono solo questa dimensione. Molti dei ragazzi di oggi passano il week-end e il resto del tempo libero nei centri commerciali. Sono i loro genitori che ce li portano sin da piccoli. Ma dobbiamo ricordarci che altre esperienze che ci rendono profondamente umani sono la sensazione di caldo e di freddo, il sudore, il contatto della pelle con la pioggia e con il sole, l’immersione nell’acqua, la fatica di una salita o di una corsa, il contatto con la terra e con la vegetazione. Sono anche scientificamente provati i molti effetti positivi che la sola vista di un ambiente naturale ha sulla nostra psiche. Portare i bambini e i ragazzi a contatto con la natura è uno dei doni più grandi e dagli effetti più duraturi che possiamo fare loro. Negargliela è una violenza.

Infine, cosa devono fare i genitori che assistono sconcertati al rapporto d’amore tra i propri figli adolescenti e gli smartphone? Provate a pensarci. Non possiamo noi da soli cambiare il mondo, non possiamo fermare il progresso tecnologico. Se tutti i ragazzi fanno così, possiamo pretendere che i nostri figli siano del tutto diversi? Ma anche nell’ineluttabilità degli attuali trend abbiamo molti margini di manovra. Ad esempio, continuare con ostinazione a parlare con loro, non accettando che tutto passi attraverso i sistemi di messaggistica. Prestare attenzione a quello che fanno quando li portiamo al parco, anziché rimanere tutto il tempo impegnati col nostro cellulare. Stabilire zone franche dove il dispositivo non deve essere presente, come a tavola o a letto. Proporre piccole vacanze, possibilmente divertenti, in luoghi privi di connessione. Affrontare con loro questo tema specifico dialogando. Ma soprattutto essere di esempio, grazie a un rapporto sano coi dispositivi digitali, con il proprio corpo e con la loro mente. Ogni tanto i ragazzi alzano gli occhi dal loro schermo per vedere cosa stiamo facendo noi genitori.

Per approfondire:

smartphone

adolescenza

genitori

internet

semi

[La foto è di Esther Vargas, Perù] read more
paolosubFigli adolescenti e smartphone, cosa fare?

Digital Mindfulness: le 6 sfide di internet alla meditazione

by Paolo Subioli 1 comment

Bo Hasse Gustafsson, SmartphoneDigital Mindfulness è l'evento che si è appena svolto a Roma con grande interesse del pubblico presente. Il tema è infatti molto caldo: come conciliare la pratica di consapevolezza e di meditazione con un uso quotidiano di dispositivi digitali come gli smartphone e soprattutto con i frenetici ritmi della vita di oggi.

In attesa di pubblicare i video dell'incontro, sintetizzo la traccia di discussione.

Non fare niente?

La prescrizione per eccellenza della meditazione è di non fare niente. Non nel senso di oziare, ma di fermarsi periodicamente, senza neanche pensare, per poter semplicemente osservare. Un'osservazione contemplativa, senza contenuti, che alla lunga si trasforma in visione profonda della realtà.

Il mondo digitale sembra andare in direzione contraria:

  • il web per sua natura ci spinge all’azione, lo dimostra la ricchezza di stimoli che circonda un contenuto in una qualsiasi pagina web;
  • tendiamo a illuderci che sia possibile il multitasking (fare più cose contemporaneamente), ma ne sono capaci solo alcuni computer, non gli esseri umani;
  • i dispositivi digitali richiedono attenzione continua, con le loro notifiche;
  • internet è integrata nel nostro corpo, grazie agli smartphone e agli emergenti "wereables", i dispositivi indossabili;
  • sempre più le macchine dettano il ritmo e gli stili di vita, ma non riusciamo a star loro dietro.

Il nostro alter-ego sulla “nuvola”

Oggi internet viene sempre di più assimilata all'immagine della nuvola ("cloud"), per esprimere la sua natura ubiqua e poliforme. Internet non è più una rete di computer collegati tra loro, ma un aggregato di datacenter tramite i quali i padroni della rete (Google, Facebook, Amazon, Apple) gestiscono i loro servizi - disponibili ad ogni ora del giorno e della notte - e custodiscono tutti i dati che ci riguardano, dalle foto che postiamo online alla cronologia dei contenuti fruiti sui vari siti. Ciò comporta che:

  • siamo potenzialmente online 7 giorni su 7, 24 ore su 24;
  • in ogni momento possiamo essere portati via lontano dal qui e ora;
  • si viene a creare una nostra identità digitale, con la quale rischiamo di identificarci quale identità fissa e immutabile;
  • la mancanza di privacy è sempre più inevitabile, ma è anche uno stimolo a praticare la “retta parola” e la “retta azione”, per non doverci mai pentire di nulla.

Karma digitale

Karma è la parola sanscrita che significa "azione" ed esprime l'insieme degli effetti provocati nel corso della vita dai nostri pensieri, parole e azioni. Abbiamo già parlato qui di karma digitale quale contributo che diamo alla rete con le nostre attività online. Questo concetto può insegnarci che:

  • dobbiamo mettere molta cura e consapevolezza in ciò che facciamo online;
  • la nostra sfera intima è ormai diventata di pubblico dominio;
  • il nostro karma digitale ci segue ovunque e ci sopravviverà.

L'influenza di Facebook

Facebook è ormai parte integrante della realtà umana, essendo una delle attività più praticate oggi dagli esseri umani, col suo miliardo e mezzo di utenti. Dobbiamo interrogarci seriamente sulle conseguenze di ciò:

  • Facebook è una tipica manifestazione del karma digitale: il diario personale di un utente rappresenta il contributo che quest'ultimo dà alla collettività online;
  • i nostri consumi su Facebook sono completamente guidati dagli altri, che ci influenzano con ciò che scelgono di condividere;
  • siamo sempre più schiacciati nel momento presente, essendo estremamente difficile fruire di contenuti più vecchi di qualche settimana;
  • Facebook, con la sua enorme influenza, sta cambiando la nostra mente, sia a livello individuale che collettivo.

Lontani dal corpo

Il problema che abbiamo un po' tutti è che tendiamo a ignorare di avere un corpo, essendo proiettati di continuo verso oggetti mentali "esterni". Quando siamo online - cosa che avviene sempre più spesso e in ogni luogo - questa situazione viene esasperata:

  • ogni volta che usiamo un dispositivo digitale veniamo proiettati in una dimensione diversa da quella nella quale ci troviamo: in un luogo diverso e in un tempo diverso, lontani dalle persone che ci circondano, e ciò avviene molte volte nel corso della giornata;
  • il molto tempo passato sui dispositivi digitali ci fa perdere il contatto col corpo, al punto che non sappiamo più come stiamo e assumiamo abitudini dannose per il corpo stesso.

Determinismo autolesionista

Siamo tutti sempre più convinti che la tecnologia possa risolvere ogni tipo di problema, che ci sia una app per ogni basilare esigenza umana, dal trovare il partner al mantenere il corpo in salute.

Questo atteggiamento rivela in realtà la fragilità della condizione umana, ogni volta che cerchiamo in qualche entità esterna le risposte ai nostri problemi, proprio come facevano gli antichi quando si affidavano agli oracoli.

E dunque?

In questo contesto, dobbiamo chiederci come sia possibile oggi, per chi pratica la meditazione:

  1. Stare col momento presente
  2. Osservare senza voler cambiare
  3. Essere in contatto con il corpo, con le emozioni e con i pensieri
  4. Dedicarsi alla contemplazione
  5. Sviluppare la propria intelligenza emotiva
  6. Impegnarsi per un risveglio collettivo

Il dibattito è aperto.

Un ulteriore incontro su questi temi è previsto per sabato 21 novembre a Roma, dalle 17 alle 19, presso il centro Igea, Lungotevere Prati, 19. L'incontro comprende anche pratica di meditazione. Pertanto si prega di arrivare puntuali.

[La foto è di Bo Hasse Gustafsson, Svezia] read more
Paolo SubioliDigital Mindfulness: le 6 sfide di internet alla meditazione

Come cambia il Buddhismo nell’era di internet

by Paolo Subioli No comments

Immagine da postsfromthepath.comInternet sta cambiando tutto. Anche il Buddhismo, la meditazione, i gruppi di pratica (sangha). Cosa sta succedendo a questa tradizione antichissima in una società dove la tecnologia domina ogni aspetto della vita e tutto cambia a una velocità sempre più frenetica? È arrivato il tempo per ampliare lo sguardo e intraprendere una riflessione collettiva che ci consenta di capire meglio la realtà in atto. Come primo "assaggio", propongo di adottare lo schema proposto da Vincent Horn in questo articolo. Vincent è il fondatore dei Buddhit Geeks, il gruppo che più di ogni altro è impegnato nella ricerca di nuove vie per la meditazione e la consapevolezza nel mondo digitale. Ecco quali sarebbero le 3 principali tendenze in atto.

1 - Sangha online

I "sangha" sono i gruppi di pratica delle varie tradizioni buddhiste, nei quali i praticanti si riuniscono per meditare insieme, ascoltare gli insegnamenti dei maestri, organizzare ritiri. Ce ne sono di molte tradizioni diverse e normalmente attirano persone in un ambito territoriale ristretto. Chi non vive in una grande città - o in aree dove la meditazione è troppo poco popolare -  ha scarse probabilità di trovare un sangha di proprio gradimento da frequentare. A titolo di esempio, per chi vive a Roma ci sono molti gruppi diversi, che si riuniscono ogni giorno della settimana. Non così altrove.

Internet rende possibile la creazione di gruppi che si mantengono in contatto a distanza, in forme sempre più sofisticate. Dai primi newsgroup e forum degli anni '90 si è passati alle mailing list e poi alle interazioni in video in tempo reale a basso costo. Presto tecnologie come la realtà virtuale e la realtà aumentata diventeranno alla portata di tutti, rendendo le riunioni a distanza quasi "reali". Del resto, per il Buddhismo, cos'è veramente reale?

Il maestro zen Thich Nhat Hanh, dalla sua comunità a Plum Village, ha dato vita a un sangha online che periodicamente trasmette dirette web che consentono ai membri del suo sangha mondiale di prendere parte ai momenti clou dei ritiri che si tengono nella località francese. Un altro esempio rilevante è il Buddhist Geeks Dojo creato dal gruppo di Horn, nel quale i praticanti possono godere di varie forme di interazione a distanza con vari maestri di pratica e facilitatori. Per l'Italia va citato tre mesi con il corpo, un "ritiro virtuale" che consente ogni anno a centinaia di praticanti italiani di condividere pratiche di meditazione e consapevolezza. Un giorno anche Zen in the City avrà il suo sangha "virtuale", attendete fiduciosi!

2 - Ricombinazione degli elementi

Elementi tipici del Buddhismo come la meditazione e la mindfulness (termine che nell'antica lingua pali significa "presenza mentale" o "consapevolezza") sono ormai patrimonio condiviso tra molti eterogenei gruppi, scuole e movimenti che in molti casi non si richiamano esplicitamente al Buddhismo. Quest'ultimo, non avendo un carattere dogmatico, si presta facilmente a varianti di ogni tipo. La meditazione in sé, del resto, è un elemento centrale solo in alcune tradizioni buddhiste (Theravada, Zen), mentre è diventata essenziale per l'alienante vita quotidiana di noi occidentali.

In quanto alla mindfulness, essa nel Buddhismo costituisce solo uno degli 8 elementi dell'ottuplice sentiero che porta alla liberazione dalla sofferenza. È, in particolare, uno dei 3 elementi che definiscono la parte relativa alla meditazione ("retta concentrazione", "retto sforzo" e, per l'appunto "retta presenza mentale"). Ma oggi, quando si parla di mindfulness, non si può evitare di fare riferimento al movimento fondato d Jon Kabat-Zinn, che ha nel metodo MBSR (riduzione dello stress basata sulla consapevolezza) il suo campo di applicazione più diffuso. Anche i molti esempi di meditazione in azienda sono riconducibili a questo filone, che non manca di sollevare anche perplessità, tra coloro che ne vedono il carattere eccessivamente riduttivo - se non addirittura asservito a interessi economici - rispetto al potenziale liberatorio degli insegnamenti del Buddha.

Oltre alla meditazione e alla mindfulness c'è da aspettarsi che in futuro possano sorgere altri metodi, scuole, movimenti - forse persino religioni - basate sull'estrapolazione di ulteriori elementi del Buddhismo, come la compassione o la concentrazione. Già nel mondo ci sono molte iniziative centrate sulla gratitudine in quanto tale, indipendentemente da qualsiasi indirizzo spirituale.

Cosa c'entra internet con tutto questo? La rete facilita enormemente la diffusione di idee, concetti e istruzioni pratiche a livello globale, insieme alla loro semplificazione ed estrapolazione dal contesto d'origine, come avviene già da tempo in tanti ambiti diversi.

3 - Tecnologie per la contemplazione

Un'ulteriore tendenza riguarda l'uso delle tecnologie a servizio della meditazione e della consapevolezza. Qui molti potrebbero storcere il naso, ma non dobbiamo dimenticare il fatto che le tecnologie digitali stanno già profondamente cambiando molti aspetti della nostra attività mentale: dal modo di comunicare con le altre persone a quello di memorizzare e/o richiamare alla memoria contenuti di ogni tipo. Dieci anni fa gli smartphone non esistevano. Oggi sono l'appendice irrinunciabile per miliardi di individui nel mondo. Come potrebbe la tecnologia non rivestire un ruolo ancora più importante in futuro? Agli scettici ricordo anche che il Buddha non ha lasciato alcun contributo scritto. I suoi insegnamenti sono ancora oggi così noti e praticati solo grazie alla scrittura, una tecnologia che ai tempi delle trascrizioni dei suoi discorsi - in precedenza tramandati solo oralmente - era di introduzione relativamente recente.

Qualsiasi ragionamento sulle tecnologie al servizio della consapevolezza è provvisorio e prematuro, trovandoci agli albori in questo ambito. Ma già possiamo individuare alcuni filoni significativi:

  • Le app che aiutano le singole persone a praticare - Alcune di esse (come Insight Timer) sono dei timer per uso individuale che svolgono anche molte funzioni del sangha online. Altre (come Headspace o GPS for the Soul) cercano di sfruttare le caratteristiche degli smartphone per proporre nuovi tipi di pratica di consapevolezza. Nelle prossime settimane arriverà anche la app di Zen in the City, ma quello che ci riserverà il futuro su questo versante è imprevedibile e al tempo stesso molto promettente.
  • Le app per il benessere personale - Sfruttano i sensori presenti nello smartphone per monitorare ogni aspetto della vita individuale, dall'attività fisica praticata quotidianamente al ritmo cardiaco, cui presto seguiranno il respiro e la sudorazione della pelle. Si evolveranno sempre di più in alleati per tenere sotto controllo la consapevolezza nella vita di tutti i giorni, a partire dal corpo.
  • La misurazione dell'attività cerebrale - L'elettroencefalografia (EEG) applicata a persone mentre stanno meditando è un'applicazione vista già molte volte, che ha consentito di creare molti punti di contatto tra scienza e psicologia buddhista, in merito al funzionamento del cervello. È dunque da considerarsi un importante filone di ricerca. Anch'esso, con l'evolversi delle tecnologie può riservarci molte sorprese.

Che ne dite? Penso che sia arrivato il momento di ragionarci un po' sopra.

[contentblock id=2 img=gcb.png] [L'immagine è tratta da Posts from the Path]

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Paolo SubioliCome cambia il Buddhismo nell’era di internet

Diamo ai ragazzi il diritto all’oblio su internet

by Paolo Subioli No comments

Pabak Sarkar, smartphone teenI ragazzi dovrebbero avere diritto a veder cancellato ciò che hanno pubblicato su internet nel momento in cui compiono 18 anni? Nel Regno Unito sta mondando la campagna iRights, un'iniziativa della società civile - a cui hanno già aderito molte associazioni - che mira a rendere il mondo digitale più trasparente e più abilitante per i bambini e i ragazzi minorenni, per mezzo di un insieme di diritti digitali "che rendano i ragazzi stessi in grado di accedere alle tecnologie digitali in modo creativo, consapevole e senza paura".

Per i promotori di iRights, una campagna alla quale ha aderito anche Zen in the City, ciascun bambino o ragazzo dovrebbe aver diritto a modificare o cancellare qualsiasi contenuto che abbia pubblicato su internet. "La sperimentazione personale è una componente essenziale dell'infanzia", dicono. "Però internet né dimentica né corregge mai". Possiede anzi una memoria infinita, nella quale vengono immagazzinate le tracce di tutte le azioni compiute a ciascuno. Le informazioni vengono conservate, a dispetto delle circostanze nelle quali sono state prodotte e della volontà dei loro autori. "Gli errori di valutazione, le esperienze infelici e le attitudini che sono frutto d'immaturità vengono salvate su internet per molto tempo anche dopo che sono svanite nella memoria di amici e famigliari. Ciò rende particolarmente difficile per i giovani lasciarsi alle spalle il passato e andare avanti".

Cosa fare

La proposta è di dare ai ragazzi minorenni il diritto di cancellare i propri contenuti, in modo semplice e diretto, su qualsiasi sito o servizio online. È un principio a mio parere molto importante da affermare, anche se difficile da attuare in termini pratici, poiché i contenuti online possono essere condivisi e replicati da altri all'infinito. Inoltre gli utenti internet generano contenuti di continuo in modo automatico, tramite la semplice navigazione. I "cookies", infatti, registrano i dati sulle pagine viste online e tali dati sono oggetto di un commercio nel quale sono coinvolte molte società diverse.

Cosa fare dunque? I genitori dovrebbero essere i primi a preoccuparsi del diritto alla riservatezza dei ragazzi, evitando di pubblicare online foto dei propri figli, a partire da Facebook. Ma i ragazzi stessi dovrebbero essere resi più consapevoli di cosa significa essere online. La stessa campagna iRights, tra i diritti che vanno garantiti, include sia quello a essere informati e scegliere consapevolmente, sia quello all'alfabetizzazione digitale.

Tutti noi dobbiamo essere consapevoli che ogni azione che compiamo su internet ha delle conseguenze, in noi stessi e negli altri, andando a formare il nostro karma digitale, dal quale è sempre più difficile liberarsi e che ci sopravviverà quando non ci saremo più.

I 5 diritti digitali (iRights)

[column size="one-fourth"]irights - diritto a rimuovere[/column][column size="three-fourth" last="true"]Diritto a rimuovere
Ciascun bambino o ragazzo dovrebbe poter rimuovere qualsiasi contenuto che ha creato... leggi tutto (in inglese)[/column] [column size="one-fourth"]irights - diritto a conoscere[/column][column size="three-fourth" last="true"]Diritto a conoscere
Bambini e ragazzi dovrebbero sapere chi e come gestisce le proprie informazioni... leggi tutto (in inglese)[/column] [column size="one-fourth"]irights - diritto alla sicurezza e al sostegno[/column][column size="three-fourth" last="true"]Diritto alla sicurezza e al sostegno
Bambini e ragazzi dovrebbero sentirsi al sicuro e protetti da azioni illegali o abusi... leggi tutto (in inglese)[/column] [column size="one-fourth"]irights - diritto a scelte informate e consapevoli[/column][column size="three-fourth" last="true"]Diritto a scelte informate e consapevoli
Bambini e ragazzi dovrebbero poter accedere ma anche recedere da ambienti creativi online... leggi tutto (in inglese)[/column] [column size="one-fourth"]irights - diritto all'alfabetizzazione digitale[/column][column size="three-fourth" last="true"]Diritto all'alfabetizzazione digitale
Sono necessarie per bambini e ragazzi conoscenze adeguate per padroneggiare le tecnologie digitali... leggi tutto (in inglese)[/column]

Il tema del karma digitale e del rapporto tra adolescenti e nuove tecnologie è approfondito nel libro "Zen in the City", edito da Edizioni Mediterranee.

[contentblock id=2 img=gcb.png] [La foto è di Pabak Sarkar, India]
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Paolo SubioliDiamo ai ragazzi il diritto all’oblio su internet

La felicità è adesso – Intervista a Thich Nhat Hanh

by Zen in the City No comments

Thich Nhat Hanh - La felicità è adesso

Incontro con il monaco buddhista nella sua comunità in Francia. Ha seguaci in tutto il mondo, a cui non chiede di cambiare religione

Di Claudio Gallo, pubblicato su La Stampa del 10 settembre 2014

Scorre sul finestrino del treno la campagna francese tra Bordeaux e Bergerac, filare dopo filare tra boschi e prati verdissimi che riflettono un'idea di potente dolcezza. È la stessa forza gentile che sembra di ritrovare negli insegnamenti di Thich Nhat Hanh. Monaco buddhista vietnamita, vive insieme con la sua comunità monastica al Plum Village, sulle colline intorno al minuscolo paese di Thenac. Tutti lo chiamano Thay, maestro semplicemente. Ottantotto anni, il volto severo che all'improvviso fiorisce in un sorriso contagioso di fanciullo, fu esiliato dal Vietnam del Sud nel 1973. Scelse l'Occidente, dove era già apprezzato da Martin Luther King e Thomas Merton, conosciuti nei suoi tour americani in favore della pace. In oltre un centinaio di libri ha creato un insegnamento buddhista rivolto agli occidentali, basato sulla Mindfulness: consapevolezza, presenza mentale. Assieme al Dalai Lama è forse il buddhista più celebre nel mondo, ha centri in ogni continente e un seguito di centinaia di migliaia di persone. Non chiede ai suoi seguaci occidentali di abbandonare la propria religione. Tra i quasi settecento italiani presenti al ritiro di fine agosto, molti infatti erano cristiani.

Thay, che cos'ha da offrire il suo buddhismo alla generazione digitale, ai giovani che stanno tutto il giorno su Internet?

«Oggi i giovani passano troppo tempo su Internet, questa è una malattia del nostro tempo. Quando passiamo tre ore davanti al computer ci dimentichiamo completamente di avere un corpo. Internet è uno strumento che può essere di grande beneficio o portarci molti problemi. Utilizzare Internet è un tipo di consumo. Consumiamo attraverso le idee, le immagini e i suoni con cui veniamo in contatto e questi possono essere elementi salutari o tossici. Le persone sono spesso sopraffatte dal numero di informazioni che ricevono su Internet. Molti di noi possono sviluppare una vera e propria dipendenza dall'essere online. Perdiamo noi stessi in questo mare di informazioni e quindi non siamo presenti per noi stessi, per i nostri cari e per la natura. Ci illudiamo pensando che rimanendo su Internet possiamo connetterci con gli altri, ma in realtà ci sentiamo sempre più soli. La consapevolezza ci aiuta prima di tutto a moderare il tempo che passiamo su Internet, e allo stesso momento ci aiuta a sapere se quello con cui entriamo in contatto è benefico o se ci fa sentire ancora più disperazione e solitudine. Consumiamo Internet per coprire la nostra solitudine, ma in realtà ci fa sentire sempre peggio. Molto spesso, quando consumiamo news, film, pornografia e pubblicità, stiamo consumando rabbia, violenza, paura e desiderio».

Il buddhismo considera l'individuo un'illusione: c'è ancora posto in questa visione per la distinzione tra bene e male?

«Nel XX secolo l'individualismo è stato messo in primo piano e questo ha creato molta sofferenza e difficoltà. Creiamo una separazione tra noi stessi e gli altri, tra padre e figlio, tra uomo e natura, tra una nazione e l'altra. Non siamo consapevoli dell'interconnessione tra noi stessi e tutto ciò che ci circonda. Quest'interconnessione è quello che nel buddhismo chiamiamo "interessere". Il cammino etico che ci viene offerto dal buddhismo si basa sulla comprensione profonda dell'interessere. Quello che succede all'individuo influenza quello che accade in tutta la società e sull'intero pianeta. Su questo cammino la pratica della presenza mentale ci aiuta a fare una distinzione tra ciò che è bene e male, giusto e sbagliato. Quando siamo consapevoli possiamo vedere i danni che sono stati causati agli animali e al pianeta al fine di produrre carne per il nostro consumo. Con questa consapevolezza mangiare cibo vegetariano diventa un atto di amore verso noi stessi, verso il nostro ecosistema e il pianeta. Molti di noi rincorrono la fama, il potere, i soldi o il piacere dei sensi. Pensiamo che queste cose ci possano portare la felicità, ma al contrario ci possono portare a distruggere il nostro corpo e la nostra mente. Spesso i giovani confondono il sesso con il vero amore, ma in realtà una sessualità vuota può distruggere l'amore, e portare ancora più desiderio, solitudine e disperazione. La presenza mentale ci aiuta a sviluppare la nostra comprensione riguardo l'altra persona. Il vero amore non può esistere senza comprensione».

È possibile superare la paura della morte?

«La radice della paura è la nostra visione erronea per quanto riguarda la natura della morte. Abbiamo paura della morte perché pensiamo che una volta morti diventeremo il nulla. La scienza moderna ci insegna che nulla si crea, nulla si perde e che tutto si trasforma. Osservando una nuvola possiamo chiederci se possa morire. Può una nuvola da qualcosa diventare nulla? Osservando in profondità, possiamo vedere che la nuvola può solo diventare pioggia, neve, grandine e poi di nuovo vapore acqueo. Anche la nostra natura è come quella della nuvola. Proprio come la pioggia e la neve sono la continuazione della nuvola, le nostre azioni di corpo, parola e mente ci continuano sempre».

Viviamo in un mondo pieno di conflitti e ingiustizie sociali, che cosa fa un buddhista per migliorarlo?

«Il conflitto e l'ingiustizia sorgono dalla mente delle persone. Il cammino etico che ci viene offerto dal buddhismo ci mostra metodi concreti per coltivare il vero amore e la vera felicità in noi stessi. Quando questi elementi sono presenti, possiamo creare la pace in noi stessi e nel mondo. Quando la nostra mente è guidata dalle ambizioni, dalla paura e dall'avidità, l'ingiustizia sociale e la violenza sorgeranno con facilità. La pratica della consapevolezza ci aiuta a coltivare la felicità e la pace nel momento presente. E questo è un meraviglioso contributo alla pace nel mondo e allo stesso momento il fondamento su cui basare il nostro attivismo».

Lei predica l'attenzione continua, ma nel mondo la soglia di attenzione di cui la gente è capace si abbassa continuamente...

«Molti di noi non sanno come essere veramente presenti per le persone che amiamo e per le meraviglie della vita che sono disponibili nel momento presente. La nostra mente è facilmente distratta, e il mercato ci rifornisce continuamente di nuovi modi per mantenere la nostra mente in questo stato. Il nostro corpo è qui presente, ma la nostra mente è persa nei nostri progetti per quanto riguarda il futuro, rimorsi per quanto riguarda il passato, e il disagio che proviamo nel presente. Non molto tempo fa siamo stati invitati al quartier generale di Google in California a insegnare la pratica della consapevolezza a più di settecento dipendenti. La prima cosa che abbiamo condiviso con loro è stata la pratica del fermarsi perché nella società odierna siamo sempre in corsa. Quando siamo in grado di fermarci possiamo prestare attenzione a tutto quello che sta accadendo nel nostro corpo e nella nostra mente e questo è il modo in cui possiamo cominciare a prenderci cura di noi stessi. Nel momento presente ci sono condizioni più che sufficienti per la nostra felicità. Abbiamo solo bisogno di fermarci e di riconoscerle per toccare la vera felicità».

[La foto, scattata a Plum Village nel 1984, è di Jim Forest, Stati Uniti] read more
Zen in the CityLa felicità è adesso – Intervista a Thich Nhat Hanh

No alle foto online dei propri figli, ecco perché

by Paolo Subioli 153 comments

David Fulmer (Pittsburgh, USA), Little girl hides her eyesViene considerato sempre più normale pubblicare su Facebook le foto dei propri bambini, dalle loro prime ore di vita alle vacanze con la famiglia. Si pensa che questo tipo di condivisione rimanga nella stretta cerchia degli "amici". Ma non è affatto così ed è bene che ogni genitore ne sia consapevole.

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Paolo SubioliNo alle foto online dei propri figli, ecco perché