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6 principi etici per condividere le notizie online

by Paolo Subioli No comments

Condividere notizie sul web è un'azione alla portata di chiunque, che può provocare conseguenze molto importanti. Di fake news e bufale sul web ne girano veramente tante - specie tramite social media come Facebook, Pinterest e Twitter - e spesso sono confezionate ad arte per disinformare e orientare l'opinione pubblica in un senso o nell'altro. Si parla ormai da tempo di "post-verità" per descrivere questo fenomeno, che secondo molti ha avuto un ruolo decisivo perfino in eventi elettorali come il referendum britannico sulla Brexit o l'elezione di Donald Trump.

L'informazione sta cambiando molto per via del web. Un tempo le testate giornalistiche svolgevano la funzione di filtro, per selezionare le notizie da diffondere, e al lettore non rimaneva altro che scegliere la testata di cui fidarsi. Oggi la responsibilità della scelta è molto più in mano ai singoli cittadini, che con i loro "mi piace" e tramite le condivisioni possono decidere quali sono le notizie meritevoli di avere più diffusione.

Dunque abbiamo tutti una grossa responsabilità. Le notizie che contribuiamo a diffondere online possono portare al governo un candidato piuttosto che un altro, contribuire a far dimettere un ministro o persino spingere qualcuno al suicidio, come è già successo. Ogni tanto c'è chi propone di imporre filtri o forme di regolamentazione per legge. Gli stessi social network mettono a punto sistemi per cercare di fermare il fenomeno delle bufale sul web.

Ma la vera soluzione al problema delle bufale sul web e della post-verità sta nella nostra consapevolezza. Solo quando avremmo imparato a usare con responsabilità questi media così nuovi potremo dire che il passaggio di potere dai giornalisti verso noi lettori è stato veramente positivo.

David Osimo, esperto di politica e tecnologia e fondatore di Open Evidence, ha proposto un piccolo vademecum di 6 principi-guida, che condivido volentieri in lingua italiana. Anche nel nostro Paese ne abbiamo molto bisogno!

Principi per condividere notizie sul web

  1. Leggi la notizia fino in fondo e con attenzione. Se senti un impulso immediato di condividere senza neanche leggere fai anche più attenzione: probabilmente è perché la notizia è stata concepita proprio per incitare alla condivisione.
  2. Verifica la fonte di ciò che condividi. Non condividere nulla di cui non puoi rintracciare l'origine. Sarebbe ancora meglio se avessi a disposizione due diverse fonti, possibilmente con una buona reputazione. Non è difficile.
  3. Verifica che la notizia non sia già stata smascherata come una bufala. Basta cercarla con Google.
  4. Sospetta per principio di qualsiasi notizia presentata in modo tale da invitare alla condivisione. È molto probabile che sia una bufala!
  5. Non copiare e incollare i messaggi che ricevi, specie se contengono verbi in prima persona. Ti sarà capitato forse di ricevere messaggi su Whatsapp che iniziano con "Ho amici nella polizia" o "A un mio amico è successa questa storia". Naturalmente mi fido quando un amico mi dice di avere una fonte diretta, ma la verità è spesso che non ha affatto tali conoscenze, ha copiato e incollato il testo da un altro messaggio. Se fai copia-incolla, menti direttamente ai tuoi amici.
  6. Più di ogni altra cosa, ricorda il racconto del ragazzo che gridava "Al lupo! Al lupo!". Se condividi notizie false, la gente finirà per non crederti più.

L'articolo è stato originariamente pubblicato su Zen in the City.

Libri per approfondire:

[La foto è della ITU - International Telecommunication Union] read more
Paolo Subioli6 principi etici per condividere le notizie online

Il web che uccide va lasciato fare

by Paolo Subioli No comments

powtac, Hacker in the darknessSi è parlato molto negli ultimi tempi di "web che uccide" e di cyberbullismo, partendo dal caso della povera ragazza che ha preferito togliersi la vita, piuttosto che affrontare la gogna pubblica, dopo essere diventata una porno star suo malgrado. Aveva ingenuamente inviato a dei conoscenti filmati che la riprendevano nel corso di relazioni intime, e presto quei video hard si sono diffusi come contenuti "virali" nei social network e nei siti porno.

Pericoli inediti sembrano affacciarsi nelle vite delle persone più fragili, veicolati dalle tecnologie digitali. Ma è proprio così? Una nuova paura si aggiunge alle tante paure già così soverchianti nel mondo contemporaneo ed emerge una domanda di maggior sicurezza, che si traduce per lo più in nuove forme di chiusura e di isolamento.

Una comprensione profonda dei problemi è invece l'unica strada percorribile, di fronte alle ricadute tragiche di attività svolte online.

Schemi radicati nel passato

[contentblock id=55 img=gcb.png]Pur vivendo in un contesto tecnologicamente molto avanzato, la nostra società è dominata da schemi di comportamento profondamente radicati nel passato, che se si manifestano in forme in apparenza nuove. La donna sottoposta al ludibrio pubblico perché colpevole di oscenità è un modello presente sin dall'antichità, nelle società dominate dai maschi. Così come i ragazzi presi in giro perché omosessuali, o i disabili vittime di prepotenze, per considerare le tipiche vittime del cyberbullismo. La colpa storica degli omosessuali è sempre stata quella di interrompere la linea di trasmissione ereditaria delle proprietà, mentre i disabili nelle società antiche (comprese quelle greca e romana) venivano considerati punizioni degli dei e conseguentemente trattati.

Oggi senza rendercene conto ereditiamo quelle concezioni, che ci spingono all'intolleranza verso qualsiasi atteggiamento che mette in discussione un'organizzazione rigidamente patriarcale della società.

Dunque non è tanto il web che uccide, quanto il maschilismo disumano che cova sotto le apparenze di modernità, mescolato a un uso improprio dei media digitali. E il punto è proprio questo: imparare a usare consapevolmente i media digitali - cioè i dispositivi come i computer e gli smartphone, le applicazioni, i servizi online - per non farne il volano degli istinti più distruttivi.

Per un uso consapevole della condivisione

Può anche succedere che persone poco equilibrate pubblichino online materiali inappropriati, ma verrebbero ignorati se dopo la loro pubblicazioni non si innescasse una catena senza fine di condivisioni, spinte in parte dalla morbosità, ma soprattutto dalla superficialità.

Dobbiamo imparare a usare consapevolmente lo strumento della condivisione. La possibilità di condividere contenuti tramite i social network ci dà un potere enorme. È l'equivalente moderno del pettegolezzo, di molto potenziato.

Storicamente il pettegolezzo è stata una forma di comunicazione dal basso che ha svolto un importante ruolo sociale. Lo scambio di informazioni tra persone comuni ha sempre avuto funzioni insostituibili, come ad esempio:

  • mantenere legami all'interno di gruppi umani che si espandevano;
  • esercitare un controllo su comportamenti considerati dannosi;
  • dare alle donne la possibilità di esercitare un potere dal quale venivano di norma escluse.

Il pettegolezzo ha sempre avuto anche molti risvolti negativi. Molte reputazioni sono state distrutte da voci non veritiere passate di bocca in bocca, ovunque e in qualsiasi momento della storia.

Oggi con la condivisione abbiamo la possibilità di rendere più proficuo il passaggio di informazioni da persona a persona. I dispositivi digitali ci consentono infatti di riflettere, prima di effettuare il passaggio, filtrando così in base a ciò che riteniamo più opportuno. Il nostro click può essere parte di una catena che porta al suicidio di una ragazza oppure veicolo di informazioni utili a beneficio degli altri. La scelta è nostra e va ponderata bene.

5 consigli per una condivisione consapevole

Quando ti trovi di fronte un contenuto che reputi interessante, prima di condividerlo, contribuendo a rafforzarne la visibilità (i contenuti più condivisi sono "premiati" dai social network), considera i seguenti aspetti:

  1. il contenuto è attendibile? A volte si trovano persino citazioni attribuite a personaggi che non hanno mai pronunciato quelle frasi, ma siccome piacciono, tutti le condividono volentieri. Fai invece una piccola ricerca, usando Google e Wikipedia, per capire se quello che hai di fronte è un "fake" (falso) o è autentico.
  2. La fonte è attendibile? Prova a risalire al sito o alla persona da cui scaturisce il contenuto. Ti sembra attendibile? In genere lo sono la università, gli enti pubblici e le grandi testate giornalistiche. Per gli altri va valutato caso per caso.
  3. La condivisione di questo materiale può danneggiare qualcuno? Nel caso dei video hard della ragazza non dovrebbero esserci dubbi, ma quasi sempre è facile rispondere a questa domanda.
  4. La condivisione di questo materiale che tipo di clima contribuisce a creare? Di odio e rivalsa? Si vuole mettere qualcuno alla gogna? Alimenta la sfiducia e la disillusione? Se la risposta a queste domande è sì, è meglio rimandare, quanto meno.
  5. Condividere questo materiale può al contrario essere utile, perché contribuisce a diffondere e far conoscere qualcosa di bello, oppure a valorizzare azioni positive, o semplicemente diffonde informazioni utili? Anche in questo caso la risposta è facile.

Il potere che ci dà il web è grande. Siamo noi le sue braccia operative. Il web da solo non può uccidere nessuno. Lasciamolo così com'è, consentiamo che segua le sue regole di funzionamento, perché le cose belle e utili che ci consente di fare sono la sua vera natura.

Articolo originariamente pubblicato su Zen in the City.

[La foto è di powtac] read more
Paolo SubioliIl web che uccide va lasciato fare

6 principi etici per condividere le notizie online

by paolosub No comments

Condividere notizie sul web è un'azione alla portata di chiunque, che può provocare conseguenze molto importanti. Di bufale sul web ne girano veramente tante - specie tramite social media come Facebook, Pinterest e Twitter - e spesso sono confezionate ad arte per disinformare e orientare l'opinione pubblica in un senso o nell'altro. Si parla ormai da tempo di "post-verità" per descrivere questo fenomeno, che secondo molti ha avuto un ruolo decisivo perfino in eventi elettorali come il referendum britannico sulla Brexit o l'elezione di Donald Trump.

L'informazione sta cambiando molto per via del web. Un tempo le testate giornalistiche svolgevano la funzione di filtro, per selezionare le notizie da diffondere, e al lettore non rimaneva altro che scegliere la testata di cui fidarsi. Oggi la responsibilità della scelta è molto più in mano ai singoli cittadini, che con i loro "mi piace" e tramite le condivisioni possono decidere quali sono le notizie meritevoli di avere più diffusione.

Dunque abbiamo tutti una grossa responsabilità. Le notizie che contribuiamo a diffondere online possono portare al governo un candidato piuttosto che un altro, contribuire a far dimettere un ministro o persino spingere qualcuno al suicidio, come è già successo. Ogni tanto c'è chi propone di imporre filtri o forme di regolamentazione per legge. Gli stessi social network mettono a punto sistemi per cercare di fermare il fenomeno delle bufale sul web.

Ma la vera soluzione al problema delle bufale sul web e della post-verità sta nella nostra consapevolezza. Solo quando avremmo imparato a usare con responsabilità questi media così nuovi potremo dire che il passaggio di potere dai giornalisti verso noi lettori è stato veramente positivo.

David Osimo, esperto di politica e tecnologia e fondatore di Open Evidence, ha proposto un piccolo vademecum di 6 principi-guida, che condivido volentieri in lingua italiana. Anche nel nostro Paese ne abbiamo molto bisogno!

Principi per condividere notizie sul web

  1. Leggi la notizia fino in fondo e con attenzione. Se senti un impulso immediato di condividere senza neanche leggere fai anche più attenzione: probabilmente è perché la notizia è stata concepita proprio per incitare alla condivisione.
  2. Verifica la fonte di ciò che condividi. Non condividere nulla di cui non puoi rintracciare l'origine. Sarebbe ancora meglio se avessi a disposizione due diverse fonti, possibilmente con una buona reputazione. Non è difficile.
  3. Verifica che la notizia non sia già stata smascherata come una bufala. Basta cercarla con Google.
  4. Sospetta per principio di qualsiasi notizia presentata in modo tale da invitare alla condivisione. È molto probabile che sia una bufala!
  5. Non copiare e incollare i messaggi che ricevi, specie se contengono verbi in prima persona. Ti sarà capitato forse di ricevere messaggi su Whatsapp che iniziano con "Ho amici nella polizia" o "A un mio amico è successa questa storia". Naturalmente mi fido quando un amico mi dice di avere una fonte diretta, ma la verità è spesso che non ha affatto tali conoscenze, ha copiato e incollato il testo da un altro messaggio. Se fai copia-incolla, menti direttamente ai tuoi amici.
  6. Più di ogni altra cosa, ricorda il racconto del ragazzo che gridava "Al lupo! Al lupo!". Se condividi notizie false, la gente finirà per non crederti più.
[La foto è della ITU - International Telecommunication Union] read more
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Filmare i concerti uccide le emozioni

by Paolo Subioli 2 comments

conceeto dei disclosure il 17 marzo 2014 Alcatraz MilanoFilmare i concerti coi cellulari è un'usanza sempre più diffusa tra i giovani, e non solo. Non c'è evento ormai nel quale la gran parte del pubblico non se ne stia a lungo con le braccia protese per riprendere col cellulare. Il fenomeno è talmente preponderante, sia nel settore dello spettacolo, sia in quelli limitrofi - come la politica o le religioni - da sollevare discussioni sempre più ampie e a volte aspre.

È il caso ad esempio di quella scaturita qualche giorno fa, dopo il concerto milanese dei Disclosure, un gruppo britannico di musica elettronica. Il sito specializzato Soundwall ha stigmatizzato duramente il fenomeno, sollevando un vespaio, tra i lettori e vari altri blog e siti, tra cui Wired. Il pubblico si divide tra chi si unisce alla condanna e chi invece afferma il primato della libera scelta individuale, anche se un po' tutti apprezzano il desiderio di condivisione che c'è dietro questo gesto. A ciò si aggiunge il bellissimo film Lei, in questo periodo nelle sale, che solleva il problema del nostro rapporto sempre più indiretto con la realtà.

Ma perché un sito dedicato alla meditazione zen dovrebbe occuparsene?

Da partecipanti a reporter

Vediamo cosa succede quando assistiamo a uno spettacolo qualsiasi - ad esempio un bellissimo tramonto - e la nostra preoccupazione principale è quella di scattare foto o riprendere video per documentare l'evento. Pensiamo al nostro partner e ci premuriamo di raccogliere una prova testimoniale di quello che vediamo, per condividerla con lei o con lui. Ma questa è una condivisione virtuale, perché il nostro partner non è affatto lì con noi e nella migliore delle ipotesi si ritroverà una delle tante foto di tramonti, sempre così poco interessanti. Concentrati sulla condivisione virtuale, nel frattempo perdiamo di vista il lo spettacolo unico e irripetibile che abbiamo di fronte, nei pochi minuti che durerà.

Ugualmente, se al concerto frapponiamo tra noi e gli artisti un filtro, cioè il nostro dispositivo che li inquadra, perdiamo la magia unica e irripetibile di essere a contatto diretto con una performance musicale. Non possiamo neanche muovere il corpo (la musica ha sempre avuto questa funzione), perché altrimenti roviniamo la ripresa!

Con lo smartphone o il tablet acceso, diventiamo tutti fotoreporter e giornalisti, cioè persone che vivono lo svolgersi degli eventi avendo come preoccupazione principale quella di raccontarli, prendendo il più possibile le distanze dalle proprie emozioni.

Sostituire l’emozione con la condivisione

Nell'età dell'adolescenza c’è una fase in cui la persona comincia a essere consapevole dei sentimenti che prova ed è in grado di valutare se condividerli o meno. Tale condivisione è un atto volontario e contribuisce a definire i confini di ciò che chiamiamo sfera intima. Tutti noi adulti abbiamo una chiara idea di quale sia la nostra sfera intima, ciascuno a modo suo, e quali siano le persone ammesse a entrarvi, in quali modi farlo, eccetera. Se qualcosa ci addolora o ci fa gioire, sappiamo con chi è il caso di parlarne e con chi no.

Questo modello entra in crisi nel momento in cui prendiamo in mano un telefono, che ci consente di connetterci all'istante con qualcuno disponibile a risponderci, per comunicare le nostre emozioni quando ancora si stanno formando. Il modello verso cui stiamo andando è molto diverso, rispetto al passato: oggi non si fa piena esperienza di un sentimento fino a quando non lo si è comunicato agli altri, come ha evidenziato la studiosa Sherry Turkle, specie se i dispositivi digitali sono sempre a portata di mano e sempre connessi alla rete.

I software per la messaggistica istantanea, come Whatsapp, incoraggiano questo fenomeno, e Facebook introduce un salto di scala, nel momento in cui consente di condividere le emozioni con un numero ampio di persone, la maggior parte delle quali non sono in realtà affatto interessate. In questo modo, la sfera intima si frantuma: di fatto, non esiste più.

L’escalation successiva, di questa tendenza, è determinata dalla presenza di sensori sempre più sofisticati, all’interno dei dispositivi digitali portatili. Già avere sempre a portata di mano una macchina fotografica, come succede ora, alimenta la nostra aspirazione a condividere con le persone care ciò che proviamo e a farlo istantaneamente. Fino all'estremo di sostituire l’emozione con la condivisione.

[L'immagine iniziale è un fotogramma tratto dal video "Disclosure @Alcatraz Milano 17/03/2014 Opening" di Paolo Altomare] [contentblock id=2 img=gcb.png] read more
Paolo SubioliFilmare i concerti uccide le emozioni

Proteggere le proprie emozioni da Facebook

by Paolo Subioli 9 comments

Leon Fishman, IMG_5838Il rapporto tra tecnologie ed emozioni si sta facendo sempre più complicato. Facebook e i dispositivi digitali ci consentono di condividere le emozioni mentre le stiamo ancora vivendo, ma ciò demolisce sempre di più la nostra sfera dell'intimità. Un possibile antidoto è la pratica della cartolina.

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Paolo SubioliProteggere le proprie emozioni da Facebook