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Auguri su Facebook, perché limitarli

by Paolo Subioli 1 comment

Da: au tum n., with heart shaped bruises and late night kisses devine. (EXPLORED #1 FP!!!!)Non fare gli auguri su Facebook, in occasione del compleanno dei nostri amici, potrebbe essere una buona pratica di consapevolezza. Che c'è di male, a fare gli auguri su Facebook? Viene spontaneo domandarsi. Niente, non c'è niente di male. Non c'è il pericolo di offendere o ferire qualcuno, è una prassi del tutto innocua. E forse il punto è proprio questo. Ci stiamo abituando a banalizzare e a svilire qualsiasi gesto, col rischio reale che veramente non ci rimanga più nulla che valga veramente la pena perseguire.

Gli auguri sono una pratica molto antica, anche se l'usanza di farli in occasione del compleanno delle persone normali è piuttosto recente. Un tempo l'esistenza delle cosiddette persone comuni non era tenuta in grande considerazione. I primi a festeggiare i compleanni sono stati gli Egizi, ma solo per i Faraoni. Greci, Romani e Persiani riservavano questo privilegio a re, nobili e divinità. Date le origini pagane del compleanno, i cristiani dei primi secoli si rifiutavano di festeggiarlo. Ciò nonostante, celebrare il compleanno aveva un'importante funzione: quella di proteggere il festeggiato dal male e di propiziare per lui un anno di salute e sicurezza. È solo dal XIX secolo che ha cominciato a diffondersi l'usanza di festeggiare il compleanno anche a livello popolare, diventando pian piano tradizione consolidata, io credo anche a causa del diminuire della mortalità infantile e dello sviluppo della medicina moderna.

Quando facciamo gli auguri per il compleanno di qualcuno, reiteriamo l'antica usanza di propiziargli protezione dal male, salute e sicurezza. Il significato implicito è quello. La novità è che al giorno d'oggi, ogni persona può ritenersi speciale, come un tempo lo erano solo i Faraoni. Nel giorno del suo compleanno, tutti si fanno avanti per omaggiare il festeggiato: un vero privilegio, degno di un individuo immantato di regalità. Per queste cose è veramente bello vivere nell'epoca moderna, no?

Tutti, o quasi, abbiamo sperimentato cosa significhi sentirsi speciali, il giorno del proprio compleanno. Anche in età adulta, quando diventare un anno più grande non viene più considerato come degno di essere festeggiato, è bello ricevere qualche attenzione in più, qualche piccolo segnale di cura da parte degli altri.

Gli auguri di compleanno ai tempi di Facebook

Su Facebook il compleanno è tenuto in grande considerazione, in quanto attività generatrice di traffico e potenzialmente anche di acquisti. Nella pagina "Eventi"c'è una sezione dedicata ai compleanni imminenti e quando arriva il giorno del compleanno di un amico, il sistema automatico di Facebook ce lo mette in bella evidenza, così che non dobbiamo fare veramente nessun sforzo per ricordarci del compleanno delle persone care. Anzi, è richiesto semmai lo sforzo contrario, qualora dei compleanni (o almeno di certi) ci interessasse poco.

Una volta appreso che è il compleanno di qualcuno, magari mentre stiamo viaggiando in metropolitana e abbiamo una mano occupata a sorreggerci agli appositi sostegni, possiamo formulare i nostri auguri in pochi secondi e senza alcuno sforzo, arricchendoli di espressioni relative ai nostri sentimenti per mezzo dei molti emoticon disponibili. Un attimo dopo possiamo tornare di nuovo ai nostri impegni e/o ai nostri pensieri.

Dunque lo sforzo richiesto è veramente ridotto al minimo, dal ricordare la data a esprimere il proprio augurio. Anche da parte di chi riceve gli auguri il coinvolgimento emotivo non è molto maggiore. Aprendo la pagina Facebook il mattino del proprio compleanno, si può trovare la piacevole sorpresa di una bacheca traboccante di auguri, anche formulati da persone che neanche ci ricordiamo più chi siano. Qualche like, qualche risposta condita di emoticon, e pochi secondi dopo possiamo passare all'occupazione successiva. Negli anni '60 Andy Warhol disse che in futuro ciascuno di noi avrebbe avuto i propri 15 minuti di notorietà. Si sbagliava, erano sono 2 i minuti!

Perché no agli auguri su Facebook

D'accordo, non c'è proprio niente di male a fare gli auguri su Facebook. Eppure io ritengo che non sia il caso di incoraggiare questo genere di pratiche. Le grandi corporation del digitale si inventano di continuo nuovi modi per intrattenerci, alcuni hanno successo, altri no. Alla fine dipende da noi. Se insisteremo con l'usanza di fare gli auguri su Facebook, anche come metodo per toglierci rapidamente il pensiero, diventerà un'abitudine consolidata, sia a livello individuale, sia collettivo. E così il compleanno si trasformerà ancora. Prima era riservato alle persone super-speciali, poi a quelle speciali, poi a tutti, re e regime per un giorno nella cerchia delle amicizie e della parentela. Spostandosi nello spazio inconsistente dello schermo digitale, il compleanno diventa molto meno speciale e più ordinario, di pari rango con l'ultimo video di gattini o le foto del week-end al mare.

Quando è il compleanno di una persona amica, è molto meglio fare una telefonata. Una telefonata senza alcun motivo particolare, a parte il compleanno, fa sentire un po' speciali. Magari non famosi, ma un po' speciali per qualcuno sì. Anche il telefono è un medium tecnologico, ma è ancora sufficiente a trasmettere vero calore umano. E si può persino telefonare via Facebook, meglio ancor parlare in videoconferenza, basta cliccare sulle piccole icone sopra la chat.

Perché sì

Ecco, a queste condizioni Facebook diventa un mezzo fantastico per fare gli auguri: ci ricorda del compleanno degli amici e poi possiamo parlare guardandoci in faccia, comunicando che per loro siamo persino disposti a impegnare 5 minuti del nostro tempo!

Per approfondire:

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Facebook

Articolo originariamente pubblicato su Zen in the City.

[L'immagine è un fotomontaggio tratto da una foto di au tum n.] read more
Paolo SubioliAuguri su Facebook, perché limitarli

Meditazione su Facebook

by Paolo Subioli No comments

meditazione su facebookLa meditazione su Facebook è una pratica di consapevolezza molto utile, per stabilire un rapporto sano con questo ambiente sociale nel quale ci ritroviamo ogni giorno a passare del tempo, chi più chi meno. Tale pratica si basa sul principio che i contenuti fruiti su Facebook, di qualsiasi tipo siano, costituiscono un importante nutrimento per la nostra mente.

Qui vale la pena richiamare il concetto di nutrimento. Il maestro zen Thich Nhat Hanh dice che "tutto ciò che consumiamo contribuisce a guarirci o ad avvelenarci". Dunque il nutrimento non è solo ciò che assumiamo attraverso la bocca, ma anche ciò che consumiamo con gli altri organi di senso, con il corpo e con la mente stessa. Esporci a contenuti malsani influisce negativamente sulla nostra salute psichica e fisica, esattamente come mangiare cibo malsano. Questo lo possiamo capire anche intuitivamente.

Se apriamo Facebook è non incontriamo altro che condivisioni basate sulla rabbia, l'indignazione (per quanto ben motivata), l'avversione e il cinismo, una nuvola nera oscurerà il nostro cielo e saremo portati a nostra volta prima a provare, poi a esternare stati d'animo negativi. Una negatività che incide anche sulla salute fisica. Tutti abbiamo esperienza di cosa significhi ciò e di che differenza ci sia quando invece capitano sotto gli occhi post di persone che hanno voluto semplicemente condividere qualcosa di bello. È una boccata d'ossigeno, un boccone di nutrimento sano che ci dà una spinta nella nostra giornata.

Dunque ciascuno di noi ha un'enorme responsabilità: quella di creare per gli altri, per i nostri "amici" di Facebook, un ambiente sano, di nutrimento positivo per la loro salute psichica e fisica.

Come fare

La pratica è molto semplice in teoria, ma di non facilissima attuazione, perché richiede di non agire d'impulso. Prima di postare un contenuto su Facebook, recitiamo mentalmente queste parole:

Cari amici di Facebook,

che questa mia condivisione possa essere di nutrimento sano per voi,

contribuendo a rendere più serene e più piene di senso la vostra giornata e la vostra stessa vita,

ed evitando di alimentare in voi rabbia, paura, ansia e sfiducia.

Questo è un tipico esempio di Digital Mindfulness, un nuovo filone di consapevolezza che non rifiuta l'uso dei nuovi media digitali, anzi li ingloba in un orientamento di vita basato sulla presenza mentale e su un'etica di compassione, verso noi stessi e nei confronti degli altri.

Per approfondire:

Facebook

dispositivi digitali

nutrimento.

Articolo originariamente pubblicato su Zen in the City.

[L'immagine è un fotomontaggio tratto da foto di Luiza Libardi, Canada, e di Cecilia Lee, Svezia] read more
Paolo SubioliMeditazione su Facebook

La scatola nera dei perfetti sconosciuti

by Paolo Subioli No comments

perfetti sconosciutiPerfetti sconosciuti è un film italiano tra i più interessanti degli ultimi anni, che offre ottimi spunti di riflessione sul nostro rapporto coi dispositivi digitali. La pellicola racconta la storia di una serata a cena tra amici di vecchia data, i quali a un certo punto decidono di fare un gioco: per tutta la sera qualunque interazione sui telefoni cellulari dei presenti deve essere di dominio pubblico. Dunque ogni messaggio o telefonata deve essere resa nota a tutti in tempo reale, senza eccezioni. L'inedita situazione ovviamente svela molte verità nascoste e inconfessabili, che creano un certo scompiglio nel gruppo e soprattutto all'interno delle varie coppie presenti.

Curiosamente tutti i protagonisti accettano la sfida, pur sapendo - chi più chi meno - di avere un qualche segreto inconfessabile che potrebbe essere svelato. L'abitudine ad affidare ogni aspetto della nostra vita più intima agli smartphone è ormai così radicata che tendiamo a sottovalutare la fragilità di quella che ancora, ai tempi di Facebook, continuiamo a chiamare eufemisticamente "privacy", termine che - va ricordato - significa diritto alla riservatezza della propria vita privata.

L'abitudine ci fa credere evidentemente che il rapporto intimo che abbiamo stabilito col nostro sé digitale sia esclusivo e inviolabile. È qualcosa di simile al rapporto stabilito con l'angelo custode, una figura ben nota fino alla mia generazione (nati negli anni '60). L'angelo custode è un angelo che, secondo la tradizione cristiana, accompagna ogni persona nella vita, aiutandolo nelle difficoltà e guidandolo verso Dio. Questo angelo conosce tutti i nostri segreti ma non è interessato tanto a giudicarci, quanto piuttosto a rendersi disponibile per farci tornare sulla retta via, qualora lo desiderassimo. Un'entità non umana con la quale relazionarci in modo così intimo non è mai esistita nella storia, ed è per questo che l'unico paragone possibile col passato è quello con le entità soprannaturali (su questo tema si veda anche "Dio esiste, è una app").

La scatola nera

Un'immagine molto efficace evocata nel film è quella della scatola nera. Analogamente ai dispositivi installati sugli aerei, gli smartphone raccolgono informazioni su tutte le nostre attività, giorno dopo giorno. Poterli esaminare consentirebbe di ricostruire ogni aspetto della nostra vita più intima, come un vero e proprio alter ego digitale. Ce ne andiamo in giro tranquillamente con la nostra scatola nera in tasca, dando per scontato che nessuno si preoccuperà mai di andarci a scavare dentro. Ma è proprio così?

Il punto è che le altre persone - nemmeno quelle più care - conoscono il vero contenuto della scatola nera. E ciascuno di noi della propria ne ha solo una visione parziale. La scatola nera include ormai veramente tutto: le conversazioni con le persone in carne e ossa, ma anche le ricerche effettuate online e i siti visitati, le app utilizzate, gli spostamenti compiuti, lo stato di salute, eccetera. Se si svelasse il contenuto completo della mia scatola nera, che quadro ne emergerebbe? È un concetto in larga parte coincidente con quello di karma digitale: il contributo che diamo al mondo con i nostri pensieri, parole e azioni, il quale ci sopravviverà quando non ci saremo più.

Se le persone più intime - il partner, i familiari - ignorano cosa ci sia veramente nella scatola nera, significa che c'è una parte di noi che non conoscono. E non può che essere così. Ogni giorno vedono quell'oggetto nelle nostre mani, che potrebbe contenere qualcosa di noi che non vogliamo svelare. È un esercizio quotidiano di fiducia reciproca, per le coppie e nei rapporti parentali. Ma anche una sfida personale a essere giorno dopo giorno consapevoli del contenuto di quella scatola nera. Potremmo desiderare che non vi siano contenuti di cui vergognaci e agire di liberamente conseguenza. Decidere se regalare la propria password al partner o riservarci un'area di piena intimità. La scatola nera è lo scrigno della nostra libertà.

Questa pervasività del digitale ci sta conducendo verso direzioni ignote. Potremmo andare verso una società del controllo totale, nella quale le nostre vite sono alla mercé delle multinazionali del digitale. Oppure verso una società della trasparenza totale, nella quale sia impossibile mantenere i segreti. Quello che è in nostro potere è intanto usare questi oggetti in piena consapevolezza.

Per concludere, volete sapere quali sono i 7 motivi? Si trattava solo di un titolo a effetto, ma già che ci siamo eccoli: è ben scritto, ben girato, è profondo, è divertente, è ben recitato, è un bel film italiano e infine - ultimo ma non meno importante - affronta un tema caro a Zen in the City e ai suoi lettori!

Articolo originariamente pubblicato su Zen in the City.

 

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Paolo SubioliLa scatola nera dei perfetti sconosciuti

Thich Nhat Hanh – Pensieri negativi, il metodo per allontanarli

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La psicologia buddhista identifica almeno due sezioni principali della nostra mente. La coscienza deposito è la sezione inferiore e lì vengono conservati tutti i semi dei pensieri e delle emozioni che abbiamo dentro. Ci sono semi di ogni genere: semi di amore, fede, perdono, gioia, ostilità, odio, discriminazione, paura, agitazione e così via. Tutti i talenti così come le debolezze dei nostri antenati ci sono stati trasmessi attraverso i nostri genitori, e dimorano negli abissi della nostra coscienza sotto forma di semi.

[pullquote-left]La coscienza deposito somiglia al seminterrato di una casa, laddove la coscienza mentale è simile al soggiorno[/pullquote-left]La coscienza deposito somiglia al seminterrato di una casa laddove la coscienza mentale, la sezione superiore della mente, è simile al soggiorno. I semi sono conservati nel seminterrato e ogni qualvolta uno di essi viene stimolato – o, come diciamo spesso, «innaffiato» – sale e si manifesta a livello della coscienza mentale. Non c’è più un seme dormiente ma una zona di energia chiamata formazione mentale. Se si tratta di un seme salubre come la consapevolezza o la compassione godiamo della sua compagnia. Quando però viene stimolato un seme non salutare, quest’ultimo può prendere possesso del nostro soggiorno come un ospite sgradito.

Per esempio, mentre guardiamo la televisione viene magari toccato il seme della bramosia dentro di noi, che poi sale a manifestarsi a livello di coscienza mentale sotto forma di energia della bramosia. Un altro esempio: quando il seme della rabbia giace sopito dentro di noi ci sentiamo felici, ci sentiamo gioiosi. Ma quando arriva qualcuno che dice o fa qualcosa che innaffia quel seme, esso si manifesta a livello di coscienza mentale sotto forma di energia della rabbia.

[pullquote-right]Pratichiamo il toccare e innaffiare i semi salubri affinché possano manifestarsi nella nostra vita quotidiana[/pullquote-right]Pratichiamo il toccare e innaffiare i semi salubri affinché possano manifestarsi nella nostra vita quotidiana, e pratichiamo il non innaffiare i semi dell’odio o della bramosia. Nel buddhismo la si definisce la pratica della diligenza. A Plum Village la definiamo innaffiatura selettiva. Per esempio, quando i semi della violenza e dell’odio giacciono immoti e silenziosi nella nostra coscienza deposito proviamo un senso di benessere. Se però non sappiamo prenderci cura della nostra coscienza questi semi non resteranno sopiti ma verranno innaffiati e si manifesteranno. È importante essere consapevoli quando un seme non salutare si manifesta nella coscienza mentale e non lasciarlo lì da solo. Ogni qualvolta vedete manifestarsi una formazione mentale spiacevole sollecitate il seme della consapevolezza a manifestarsi come seconda energia nella vostra coscienza mentale allo scopo di riconoscere, abbracciare e calmare la formazione mentale negativa, così che possiate scrutare a fondo nella negatività per individuarne la fonte.

[pullquote-left]Dentro la maggior parte di noi vivono autentica rabbia e autentica sofferenza[/pullquote-left]Dentro la maggior parte di noi vivono autentica rabbia e autentica sofferenza. Forse in passato siamo stati oppressi o maltrattati, e tutto quel dolore si trova ancora lì, sepolto nella nostra coscienza deposito. Non abbiamo elaborato e trasformato il nostro rapporto con quanto ci è successo e siamo seduti lì soli con tutta quella rabbia, odio, disperazione e sofferenza. Se da giovani abbiamo subito maltrattamenti, ogni volta che la nostra mente pensante riesamina quell’evento è come se stessimo sperimentando l’abuso da capo. Ci rendiamo disponibili a subirlo ancora e ancora, diverse volte al giorno. Quello è ruminare il cibo tossico della nostra coscienza. Durante l’infanzia abbiamo probabilmente avuto anche molti momenti felici, eppure continuiamo a tornare indietro per crogiolarci nella disperazione e in altri stati mentali che non sono salutari per noi. È utile vivere in un buon ambiente, dove i nostri amici possano rammentarci: «Caro amico, non rimuginare». Possiamo chiedere: «Su cosa stai rimuginando? Su antiche sofferenze?». Possiamo aiutarci vicendevolmente a uscire dal nostro abituale pensare negativo e a tornare in contatto con le meraviglie che si trovano proprio lì, dentro di noi e intorno a noi. Possiamo aiutarci l’un l’altro a non ricadere nell’abitudine di risuscitare i fantasmi di sofferenza e disperazione che appartengono al passato.

Da: Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio, Garzanti, 2015.

Per approfondire:

coscienza deposito

formazioni mentali

psicologia buddhista

letture di Thich Nhat Hanh

[Ringraziamenti: a Nicola Bianchi, per la segnalazione di questo brano]

Libri di Thich Nhat Hanh consigliati:

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