paolosub

Perché serve un rituale di fine giornata

by paolosub No comments

"Dichiarare la fine della giornata" è un atto decisivo al giorno d'oggi, dal momento che i dispositivi digitali ci propongono di essere attivi di continuo.

Arianna Huffington (la fondatrice dell'Huffington Post) racconta in un articolo pubblicato su Thrive Global di aver adottato per se stessa un "rituale di fine giornata", esattamente come si fa con i bambini. Con i figli piccoli, i genitori tendono a stabilire un rituale che serve a fare capire al bambino che è il momento di passare al sonno, un rituale fatto di attività come il bagnetto, la lettura di una storia, il canto di una ninna nanna, ecc.

Arianna dice che oggi è impossibile dire che la giornata finisce al tramonto, o quando si esce dall'ufficio. Bisogna dunque dare una forma al fine giornata, ma anche stabilire dei tempi. Lei dice che stacca tutto 30 minuti prima di coricarsi, anche se potrebbe andare bene anche 10 minuti.

A casa sua ha creato un "letto dei telefoni", che è una sorta di vassoio fuori dalle camere da letto, nel quale smartphone e tablet rimangono in carica. I dispositivi vengono addirittura messi sotto una piccola coperta e si augura loro la buona notte.

L'idea è molto interessante, non trovate?

Per approfondire:

[La foto allegata in questo articolo è di Álvaro Serrano/Unsplash] read more
paolosubPerché serve un rituale di fine giornata

6 principi etici per condividere le notizie online

by paolosub No comments

Condividere notizie sul web è un'azione alla portata di chiunque, che può provocare conseguenze molto importanti. Di bufale sul web ne girano veramente tante - specie tramite social media come Facebook, Pinterest e Twitter - e spesso sono confezionate ad arte per disinformare e orientare l'opinione pubblica in un senso o nell'altro. Si parla ormai da tempo di "post-verità" per descrivere questo fenomeno, che secondo molti ha avuto un ruolo decisivo perfino in eventi elettorali come il referendum britannico sulla Brexit o l'elezione di Donald Trump.

L'informazione sta cambiando molto per via del web. Un tempo le testate giornalistiche svolgevano la funzione di filtro, per selezionare le notizie da diffondere, e al lettore non rimaneva altro che scegliere la testata di cui fidarsi. Oggi la responsibilità della scelta è molto più in mano ai singoli cittadini, che con i loro "mi piace" e tramite le condivisioni possono decidere quali sono le notizie meritevoli di avere più diffusione.

Dunque abbiamo tutti una grossa responsabilità. Le notizie che contribuiamo a diffondere online possono portare al governo un candidato piuttosto che un altro, contribuire a far dimettere un ministro o persino spingere qualcuno al suicidio, come è già successo. Ogni tanto c'è chi propone di imporre filtri o forme di regolamentazione per legge. Gli stessi social network mettono a punto sistemi per cercare di fermare il fenomeno delle bufale sul web.

Ma la vera soluzione al problema delle bufale sul web e della post-verità sta nella nostra consapevolezza. Solo quando avremmo imparato a usare con responsabilità questi media così nuovi potremo dire che il passaggio di potere dai giornalisti verso noi lettori è stato veramente positivo.

David Osimo, esperto di politica e tecnologia e fondatore di Open Evidence, ha proposto un piccolo vademecum di 6 principi-guida, che condivido volentieri in lingua italiana. Anche nel nostro Paese ne abbiamo molto bisogno!

Principi per condividere notizie sul web

  1. Leggi la notizia fino in fondo e con attenzione. Se senti un impulso immediato di condividere senza neanche leggere fai anche più attenzione: probabilmente è perché la notizia è stata concepita proprio per incitare alla condivisione.
  2. Verifica la fonte di ciò che condividi. Non condividere nulla di cui non puoi rintracciare l'origine. Sarebbe ancora meglio se avessi a disposizione due diverse fonti, possibilmente con una buona reputazione. Non è difficile.
  3. Verifica che la notizia non sia già stata smascherata come una bufala. Basta cercarla con Google.
  4. Sospetta per principio di qualsiasi notizia presentata in modo tale da invitare alla condivisione. È molto probabile che sia una bufala!
  5. Non copiare e incollare i messaggi che ricevi, specie se contengono verbi in prima persona. Ti sarà capitato forse di ricevere messaggi su Whatsapp che iniziano con "Ho amici nella polizia" o "A un mio amico è successa questa storia". Naturalmente mi fido quando un amico mi dice di avere una fonte diretta, ma la verità è spesso che non ha affatto tali conoscenze, ha copiato e incollato il testo da un altro messaggio. Se fai copia-incolla, menti direttamente ai tuoi amici.
  6. Più di ogni altra cosa, ricorda il racconto del ragazzo che gridava "Al lupo! Al lupo!". Se condividi notizie false, la gente finirà per non crederti più.
[La foto è della ITU - International Telecommunication Union] read more
paolosub6 principi etici per condividere le notizie online

Figli adolescenti e smartphone, cosa fare?

by paolosub No comments

Molti genitori di ragazzi adolescenti sono preoccupati per l’uso ossessivo degli smartphone da parte dei propri figli. Vedono che i giovani sono perennemente con gli occhi sui propri dispositivi, e ovunque si trovino cercano una connessione wi-fi per poter continuare con le proprie attività sui social media. Quando stanno insieme tra loro, ciascuno è preso del proprio schermo e sembra non interagire con gli altri. I ragazzi passano molto tempo in casa, sono restii a parlare con gli adulti, o anche solo a scambiare due chiacchiere, non leggono, e sembra che siano interessati solo a ciò che passa attraverso i media elettronici.

Le nuove generazioni sono nate in epoca digitale e dunque il loro approccio alla realtà, alla conoscenza e alle relazioni e persino al proprio corpo è completamente diverso da chi, come me, è cresciuto nel XX secolo. Diversi studiosi hanno portato alla luce aspetti problematici nel rapporto tra giovani e nuovi media. Sherry Turkle, ad esempio, ha evidenziato come l’abitudine a interagire tramite sistemi di messaggistica comporti per gli adolescenti un sostanziale analfabetismo emotivo. Da piccoli, a forza di parlare con gli adulti, impariamo a interpretarne anche il linguaggio non verbale, quello che esprime la componente emotiva della nostra comunicazione, e così apprendiamo i fondamentali sul mondo delle emozioni. Questo non avviene se il dialogo è mediato da una macchina, specialmente se esso è asincrono.

Ma sappiamo tutti che emergono con forza anche altri problemi importanti, come l’incapacità a concentrarsi o quella di memorizzare. L’approccio sempre più superficiale alla conoscenza, l’ossessione per il proprio aspetto e la smania per la propria reputazione online. La scarsità di esercizio fisico, il contatto scarso o inesistente con gli elementi naturali, la mancanza di manualità.

Ciascuno ha i propri guai e preoccupazioni con i propri figli e tutti ci chiediamo come se la caveranno da adulti.

Perché non dobbiamo preoccuparci

Io credo che non sia il caso di preoccuparsi. In primo luogo perché ciascuna delle molte generazioni di umani che ha abitato la terra ha dovuto fare i conti con la realtà del proprio tempo, ogni volta in un modo diverso, molto spesso drammatico. Oggi la velocità del cambiamento è impressionante e ciò ci disorienta in modo particolare. Ma continua sempre lo stesso antico trend: ogni essere umano (e non solo umano) ha subito gli effetti – nel bene e nel male – delle generazioni precedenti, e ha a sua volta posto le basi per il benessere o il malessere dei propri discendenti. Così va il mondo.

Ma la domanda fondamentale che ci poniamo è se possiamo fare qualcosa come genitori per il futuro dei nostri figli, da questo punto di vista. La mia risposta è sì, possiamo fare molto. È per questo che non dobbiamo preoccuparci.

Ogni parola che scambiamo coi nostri figli - così come ogni nostro gesto e ogni attività che proponiamo loro - pianta un seme nella loro coscienza, che si svilupperà quando saranno adulti. Possono essere semi di gioia o di sofferenza, di piacere o di dolore, di benessere o di depressione. Questo l’abbiamo sperimentato tutti. Quei semi nel corso della vita vengono “innaffiati” da qualche evento o da qualche parola ascoltata – per usare la metafora suggerita dal maestro Thich Nhat Hanh – e germogliano, portando i propri frutti. Ma un seme di limone non può dare vita a una banana. I semi piantati seguono il proprio corso, e non si può tornare indietro.

Dobbiamo dunque scegliere consapevolmente quali semi piantare nelle coscienze dei nostri figli. Se piantiamo semi buoni, i frutti saranno probabilmente buoni, quando matureranno in un contesto che noi oggi non possiamo neanche immaginare. Questo è tutto. Non dobbiamo mai preoccuparci né avere paura. Solo scegliere di volta in volta qual è la cosa migliore da fare.

Genitori, cosa fare

Per venire ai consigli pratici, tutti sappiamo che gli effetti del comportamento dei genitori sono massimi nei primi giorni di vita, per poi diminuire lentamente nel corso del tempo. Parlare il più possibile ai piccoli anche quando non capiscono il linguaggio è vitale. Ragionandoci un po’, chiunque capisce che è molto diverso addormentare un cucciolo umano cantandogli una canzone piuttosto che mettergli accanto un iPad che suona la ninna nanna. Parlarsi, toccarsi, baciarsi: sono comportamenti che ci rendono profondamente umani e che nessuna macchina potrà mai surrogare. Questo chiede un piccolo homo sapiens ai propri genitori, che siano naturali o adottivi, eterosessuali o gay. È questo il segno immortale che i genitori lasceranno nel mondo.

Un altro ambito che i molti anni di riflessione su questi temi mi hanno portato a considerare cruciale è quello del rapporto con la natura. Oggi tutti passiamo molto meno tempo all’aperto rispetto al passato, per buona parte dell’anno in ambienti a clima controllato, perché non vgliamo più provare né il caldo né il freddo. In questi luoghi chiusi è ormai del tutto abbandonato il rapporto naturale tra il giorno e la notte. Nell’arco di tutte le 24 ore abbiamo qualcosa da fare, grazie soprattutto ai dispositivi digitali. E in questa “zona di comfort” ci adagiamo, dimentichi di tanti aspetti del mondo naturale.

Le nuove generazioni conoscono solo questa dimensione. Molti dei ragazzi di oggi passano il week-end e il resto del tempo libero nei centri commerciali. Sono i loro genitori che ce li portano sin da piccoli. Ma dobbiamo ricordarci che altre esperienze che ci rendono profondamente umani sono la sensazione di caldo e di freddo, il sudore, il contatto della pelle con la pioggia e con il sole, l’immersione nell’acqua, la fatica di una salita o di una corsa, il contatto con la terra e con la vegetazione. Sono anche scientificamente provati i molti effetti positivi che la sola vista di un ambiente naturale ha sulla nostra psiche. Portare i bambini e i ragazzi a contatto con la natura è uno dei doni più grandi e dagli effetti più duraturi che possiamo fare loro. Negargliela è una violenza.

Infine, cosa devono fare i genitori che assistono sconcertati al rapporto d’amore tra i propri figli adolescenti e gli smartphone? Provate a pensarci. Non possiamo noi da soli cambiare il mondo, non possiamo fermare il progresso tecnologico. Se tutti i ragazzi fanno così, possiamo pretendere che i nostri figli siano del tutto diversi? Ma anche nell’ineluttabilità degli attuali trend abbiamo molti margini di manovra. Ad esempio, continuare con ostinazione a parlare con loro, non accettando che tutto passi attraverso i sistemi di messaggistica. Prestare attenzione a quello che fanno quando li portiamo al parco, anziché rimanere tutto il tempo impegnati col nostro cellulare. Stabilire zone franche dove il dispositivo non deve essere presente, come a tavola o a letto. Proporre piccole vacanze, possibilmente divertenti, in luoghi privi di connessione. Affrontare con loro questo tema specifico dialogando. Ma soprattutto essere di esempio, grazie a un rapporto sano coi dispositivi digitali, con il proprio corpo e con la loro mente. Ogni tanto i ragazzi alzano gli occhi dal loro schermo per vedere cosa stiamo facendo noi genitori.

Per approfondire:

smartphone

adolescenza

genitori

internet

semi

[La foto è di Esther Vargas, Perù] read more
paolosubFigli adolescenti e smartphone, cosa fare?

A wild cry of exultation arose from the Heliumite squadron, and with redoubled ferocity they fell upon the Zodangan fleet. By a pretty maneuver two of the vessels of Helium gained a position above their adversaries, from which they poured upon them from their keel bomb batteries a perfect torrent of exploding bombs.

Some wise words

Come Facebook sta cambiando la nostra mente

by paolosub Commenti disabilitati su Come Facebook sta cambiando la nostra mente

Serge klk, IPHONE METROFacebook ha un enorme potere di cambiare la mente umana. Rendercene conto può salvarci da conseguenze che oggi non possiamo immaginare. Ignorarlo, al contrario, potrebbe portarci a un disastroso impoverimento, sia individuale, sia collettivo. Una sana "via di mezzo" tra il rifiuto e l'adesione incondizionata credo sia oggi la scelta più saggia, senza per questo biasimare chi ha deciso di tenersi fuori del tutto dal social network.

Il consumo che ci cambia

Facebook ha un peso crescente tra i nostri consumi. Mezz'ora, un'ora, due ore al giorno. Tutti i giorni. In passato quale altro oggetto aveva mai occupato la nostra mente per così tato tempo? Solamente la televisione, ma in modo molto meno attivo, e per alcune delle attuali generazioni il sorpasso è già avvenuto.

Non c'è dubbio alcuno sull'importanza che rivestono i consumi sensoriali (i 5 sensi più la mente stessa) sulla nostra personalità. Trovarci a contatto visivo con la natura ci rilassa, vedere un film violento ci mette ansia, chiacchierare per ore con persone che dicono stupidaggini ci rende un po' più stupidi, e così via. Quello che siamo oggi dipende in gran parte da nostro background di esperienze sensoriali e culturali.

Passare del tempo su Facebook non solo influisce sulla nostra personalità e sui nostri stati mentali ma, a causa dell'entità di tale tempo, incide decisamente molto. Chi potrebbe negarlo?

Il problema è capire come viene modificata la nostra mente, perché non è neanche detto a priori che si tratti di cambiamenti "negativi". Ecco di seguito alcuni esempi.

Video brevi, brevissimi

Il video breve è oggi il tipo di contenuto più amato su Facebook. I video brevi sono quelli di maggior successo, perché la gente di solito non ama dedicare attenzione a un contenuto online per più di un paio di minuti. I video brevi sono in grado di farci sorridere, indignare, divertire, scandalizzare, ridere. Brevi stati d'animo che abbiamo subito voglia di condividere con altri, senza starci troppo a pensare.

Ma cosa s'impara guardando un video breve? Non può essere lo stesso dedicare 2 minuti d'attenzione a un filmato o leggere un articolo sullo stesso argomento di un giornalista ben informato. Il messaggio che passa attraverso il video breve è emotivamente efficace, ma inevitabilmente superficiale, oltre che facilmente manipolabile. Se a fine giornata abbiamo passato mezz'ora complessiva a guardare video brevi, vuol dire che abbiamo potuto leggere mezz'ora di meno, ma magari anche giocare mezz'ora di meno a poker online. Dipende da chi siamo, ma l'influenza di questo tipo di consumi sulle nostre facoltà intellettuali è indubbia.

Chi sceglie?

Facebook influisce anche sulle nostra capacità di discernimento. Mentre scorriamo lo streaming dei post e delle condivisioni dei nostri amici, non facciamo altro che metterci in una condizione di attesa. Ce ne stiamo fermi ad aspettare che gli altri ci propongano testi da leggere, video da osservare, petizioni da firmare. I nostri consumi – ovvero la nostra mente futura – è quasi al cento per cento in balia degli altri.

Ci muoviamo inoltre all'interno di uno spazio apparentemente pubblico, ma in realtà completamente privato. È la Facebook Inc. che stabilisce tutte le regole del gioco e le cambia a proprio piacimento, di quello che non è uno spazio fisico, ma un software, una macchina. La macchina che plasma la nostra mente.

Circoli chiusi

Facebook diventa sempre di più una fonte primaria d'informazione. Il feed degli aggiornamenti che scorrono sullo schermo alimenta come una sorgente il nostro desiderio di essere sempre al corrente di dei fatti e delle tendenze del momento. Tale flusso di informazioni è costituito da un mix di tre tipologie di fonti: le pagine a cui ci "abboniamo" col meccanismo del "mi piace", gli aggiornamenti dei nostri amici, gli aggiornamenti promozionali.

Il flusso di informazioni è molto eterogeneo: le foto delle feste di compleanno dei figli si mescolano alle massime filosofiche, agli articoli di denuncia e alle dichiarazioni d'amore per qualche marchio famoso, all'interno di un abbondante brodo di commenti e likes.

È molto facile scambiare per informazione questo flusso così parziale. Nella realtà i nostri amici sono prevalentemente gente che la pensa come noi, che rafforza gusti e opinioni che già abbiamo, a volte perfino radicalizzando le nostre posizioni. C'è pertanto da chiedersi quale sia l'influsso di Facebook sulla nostra apertura mentale, intendendo con questo sia la nostra abilità nel selezionare le fonti, sia la capacità di accogliere punti di vista per noi inusuali.

Una nuova umanità

Facebook in questo momento ha 1,5 miliardi di utenti, 1 miliardo dei quali la usa tutti i giorni. Tutte queste persone, in 5 continenti, agiscono ogni giorno all'interno di un software che ne determina le modalità di interazione reciproca. Dunque che forgia i linguaggi, le mode, i contenuti culturali delle diverse comunità linguistiche. Cos'altro c'è di altrettanto grande?

Facebook sta cambiando l'umanità. È più potente del Vangelo, più influente di qualsiasi network televisivo. Incide sulla cultura più di quanto possano fare i sistemi d'istruzione nazionali. Di fronte a questa forza immane – non solo di Facebook, anche delle altre big corporation che oggi dominano internet – ci sentiamo impotenti. Forse lo siamo davvero, a livello sociale.

Come individui, però, abbiamo molte possibilità di scelta. Se e come usare Facebook dipende da noi. Ne parleremo in seguito.

[L'immagine è un'elaborazione da una foto di Serge klk, Francia] read more
paolosubCome Facebook sta cambiando la nostra mente